Le pizzelle della solidarietà
Scritto da Margherita Celentano
Serata all’insegna della solidarietà e della tradizione lunedì 23 luglio a Vico Equense nel ristorante "Il Cellaio di don Gennaro". Solidarietà per la Lucciola Onlus e la Lanterna di Diogene, centri d’accoglienza per bambini e disabili dell’Emilia Romagna, gravemente danneggiati dai recenti eventi sismici; tradizione perché la protagonista della serata è stata la pizza fritta. Con la collaborazione della Condotta Costiera sorrentina e Capri, dei pizzaioli Gigi Acciaio e Michele Tramontano il giardino del ristorante si è trasformato in un vicolo napoletano dove le pizze fritte, rese famose dalla procace pizzaiola nel film di Vittorio De Sica “L’oro di Napoli”, hanno deliziato gli ospiti che hanno apprezzato soprattutto l’utilizzo di ingredienti Slow come farina, formaggi e salumi di ottima qualità e il pomodoro coltivato a Km 0 nell’orto del locale gestito dall’attiva e simpatica Franca Di Mauro.
Le pizze fritte o pizzelle appartengono alla tradizione del cibo da strada e, personalmente, mi ricordano un menu fisso del venerdì quando mia madre comprava dal fornaio la pasta cresciuta da cui ricavava dei piccoli dischi che, anziché essere cotti nel forno, venivano fritti e conditi con il sugo di pomodoro e insaporiti con una spruzzata di formaggio grattugiato, grana, provolone o mozzarella. Ancora oggi le pizzelle fritte possono essere considerate uno sfizioso antipasto, da servire calde, ma anche fredde non perdono la loro bontà. Oltre ad essere condite con pomodoro e formaggio, le pizzelle possono essere accompagnate da salumi o formaggi di vario tipo. La storia delle pizzelle fritte è legata a Napoli, si dice, infatti, che queste pizzelle venissero vendute in particolare nei “bassi”, dove vivevano le famiglie più povere della città che difficilmente potevano acquistare da mangiare e spesso chiedevano ai pizzaioli di far loro credito. Il soprannome delle pizzelle fritte era "a ogge a otte” ovvero “la mangio oggi e la pago tra otto giorni”. La tradizione vuole anche che fossero le mogli dei pizzaioli a preparare le pizzelle fritte, utilizzando gli impasti della pizza preparata dai mariti, che così incrementavano i magri incassi della settimana.
La serata è stata allietata da tammorre, fisarmoniche e zampogne che, complice qualche bicchiere di Gragnano, hanno riscaldato l’atmosfera nonostante le gocce di pioggia intenzionate, a tutti i costi, a partecipare alla “buona e bella” festa delle pizzelle.







