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La guerra della Pizza

Non che abbia mai fatto segreto delle simpatie politiche verso la Vicepresidente internazionale di Slow Food, Alice Waters, ma Barack Obama stavolta non si è limitato a dare l’esempio dentro le spesse mura della Casa Bianca. In quest’occasione infatti l’attacco è rivolto a una delle lobby del cibo più forti degli States: Pizza Hut. E a tanti suoi simili, tra cui la neonata Godfather’s Pizza. Sigh! Proprio così, la pizza del Padrino…

Nulla di personale, sia chiaro, ma il 44° Presidente della confederazione americana, deciso a impegnarsi fino in fondo nella lotta alla dilagante obesità dei suoi concittadini, ha inserito, come misura informativa della legge in merito, l’obbligo alle catene con più di venti negozi di dichiarare ingredienti e calorie del prodotto italiano (ma il campanilismo mi spingerebbe a dire “napoletano”) più celebre al mondo: la pizza. Una delegazione di K street (definita “la strada dei lobbysti” da Angelo Aquaro in un articolo de La Repubblica di venerdì 22 giugno 2012, fonte e ispirazione dei contenuti qui presenti) è piombata allora qualche giorno fa a una riunione del Congresso, minacciando una campagna anti-Obama proprio in concomitanza con l’inizio della campagna elettorale per la rielezione.

Perché tanto clamore? Un’analisi della prestigiosa Università di Stanford ha calcolato che da quando Starbucks ha iniziato a indicare le calorie per ogni prodotto i clienti consumano meno. E non solo in calorie, ovviamente! Come ovvio, in tutto questo ambaradan, la politica c’è. Basti pensare alla Domino’s Pizza che era sull’orlo del fallimento prima che Mitt Romney (avversario di John McCain alle primarie 2008) la miracolasse con la sua società finanziaria. Ma è solo questo? A saper leggere i dati, sembrerebbe proprio di no! «In America – sostiene Lynn Liddle di Domino’s Pizza – ci sono 34 milioni di possibili combinazioni per pizza». E in Italia? Ci sembra di calcolarne almeno 33 milioni e 900 mila in meno… L’operazione sembrerebbe dunque impossibile ed è per questo che la Corte Suprema è stata chiamata a pronunciarsi sul provvedimento.

Resta tuttavia da capire se le calorie di una pizza sono davvero così importanti per l’obesità. Prendiamo ad esempio la Margherita (se così la si può definire) di Pizza Hut: pomodoro a fette, pesto (!), mozzarella (?) e parmigiano, 688 grammi totali per 2000 calorie. Ma anche l’Ortolana (funghi, peperoni verdi, cipolla rossa, pomodoro, mozzarella) non scherza con i suoi 832 grammi a fronte sempre di 2000 calorie. E pensare che il fabbisogno calorico medio di un adulto che non svolge lavori faticosi varia tra le 2000 e le 2500 calorie! Per comprendere quanto siano distanti dalla realtà italiana questi dati, basta confrontarli con quelli forniti dall’Inran, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, secondo cui la nostra Margherita (pomodoro, mozzarella, basilico e olio di oliva) pesa 300 grammi e fornisce 813 calorie, mentre un’Ortolana (pomodoro, mozzarella, verdure) di 300 grammi ha un valore energetico di 780 calorie.

Certo, a noi i menù americani fanno spesso rabbrividire e ce lo diciamo dai tempi di Super Size Me. Però mentre per gli amici degli USA, la pizza è la base per quelle che vengono comunemente definite “leccornie”, per noi è essa stessa leccornia. Di questo ne stiamo già parlando e continueremo a farlo con ancora maggior clamore. Da Slow Food Campania stanno infatti partendo una serie di iniziative volte a conoscere e far conoscere la “vera” pizza, scoprendo attraverso il gusto il piacere di saperne ancora di più. Pochi esempi: nuovi Master of Food e Laboratorio del Gusto e soprattutto l’Alleanza tra Presìdi Slow Food e Pizzaioli.

E pensare che qualche americano ancora si domanda: “come si dice Pizza in Italiano?”